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scheda

Denis Diderot

Denis Diderot nasce il 5 ottobre 1713 a Langres, una cittadina di provincia, da una famiglia borghese benestante.
Dopo il percorso della scuola primaria si trasferisce a Parigi dove compie gli studi universitari laureandosi nel 1732.
A Parigi Diderot conosce Jean Jacques Rousseau con il quale avrà un rapporto complicato, ma duraturo. Per guadagnarsi da vivere svolge il lavoro di traduttore e scrittore pubblicando alcune opere che lasciano intravedere la sua personalità intellettuale libera e aperta. Alcuni di questi scritti furono considerati sovversivi e per questo Diderot passò un breve tempo in carcere.
La grande avventura dell’Enciclopedia è già iniziata e lo terrà occupato per ben quindici anni dopo la defezione di D’Alembert nel 1759.

Conduttore di una vita disordinata, soprattutto dovuta a difficoltà economiche, Diderot si dibattè per sopravvivere cercando aiuti ovunque. Caterina II di Russia fu una sua benefattrice acquistandogli la biblioteca che gliene lasciò l’uso per compiere il proprio lavoro. Per questo Diderot accettò l’invito a Pietroburgo dove soggiornò per un certo periodo.

Abile conversatore godette della stima di molti amici fra cui Voltaire con il quale fondò la base del pensiero illuminista.
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Il pensiero libero e sensibile risultò più moderno dei propri tempi portandolo su posizioni filosofiche in cui si affermava, ad esempio, che le intelligenze possono svilupparsi in modo differenziato a seconda dei contesti culturali, educativi, sociali e fisici diversi.

" Nessun uomo ha avuto dalla natura il diritto di comandare agli altri. La libertà è un dono del cielo, ed ogni individuo della stessa specie ha il diritto di fruirne non appena è dotato di ragione. L'unica autorità posta dalla natura è la patria potestà; ma la patria potestà ha dei limiti e nello stato di natura cesserebbe non appena i figli fossero in grado di governarsi. Ogni altra autorità ha un'origine diversa dalla natura. A ben guardare, si potrà sempre farla risalire ad una di queste due fonti: o alla forza e alla violenza di chi se ne è impadronito, o al consenso di coloro che vi si sono assoggettati con un contratto stipulato o presunto tra essi e colui al quale hanno deferito l'autorità. Il potere acquisito con la violenza è mera usurpazione, e dura solo finché la forza di chi comanda prevale su quella di coloro che ubbidiscono; sicché, se questi ultimi diventano a loro volta i più forti e si scrollano di dosso il giogo, lo fanno con altrettanto diritto e giustizia di chi l'aveva loro imposto. La stessa legge che ha fondato l'autorità allora la distrugge: è la legge del più forte. Talvolta l'autorità impostasi con la violenza cambia natura: quando si regge per aperto consenso di coloro che si sono sottomessi; ma in questo caso rientra nel secondo caso che esaminerò; e chi se l'era arrogata, diventando allora principe, cessa di essere tiranno ".