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scheda

Basilio Valentino

Basilio Valentino fu una figura emblematica del XVI secolo tedesco. Per tradizione fu considerato se non il padre certo uno dei più grandi alchimisti della storia. Le poche notizie che lo riguardano provengono esclusivamente dalle sue stesse opere, ove si accenna ad un pellegrinaggio fatto a San Giacomo di Compostela ed a viaggi in Belgio ed in Inghilterra. Vi è indicata la sua origine nella zona renana tedesca, nonché l’appartenenza all’ordine di San Benedetto, confraternita di San Pietro di Erfurt, dove sarebbe vissuto tra la fine del XIV e l’inizio del XV secolo. Secondo quanto riferito da J.J. Manget nell’opera Bibliotheca Chemica Curiosa del 1702, i trattati a lui attribuiti sarebbero venuti fuori dalla breccia aperta da un fulmine in una colonna della chiesa di Erfurt. Nel libro The last will and testament of Basilio Valentino, edito a Londra nel 1671, sul frontespizio è raccontato che egli giace sotto una tavola di marmo dietro l’altare maggiore della Cattedrale di Erfurt. Queste sono le uniche scarne notizie oggi disponibili su questo misterioso personaggio. Comunque il suo nome allegorico si presta ad essere ricordato come vera "potenza dell’alchimia", ed è indiscutibilmente diventato leggenda e verità pseudonima. Le opere a lui attribuite, pubblicate fin dal 1599, sono una miscela di conoscenze metallurgiche e metafisiche ove vi si ritrovano formule chimiche sistematicamente collegate ad una profonda simbologia spirituale. Nel "Cocchio trionfale dell’Antimonio" l’insegnamento alchemico è dichiarato sia nella chiave chimico-operativa che nella sua più esplicita chiave mistica compresa la definizione fondamentale della dottrina, riassunta nella frase "Tutte le cose vengono da uno stesso seme; esse sono generate, in origine, dalla stessa madre". Altre famose opere di Basilio Valentino sono "Le dodici Chiavi della Filosofia", un trattato di arte spagirica e di filosofia ermetica, e l’Azoth, pubblicata a Francoforte nel 1613 dall’editore Johann Bringern in una doppia versione in tedesco ed in latino. Ma la più rara in assoluto è il Tractatus Chymico-Philosophicus de Rebus Naturalibus et Supernaturalibus. Metallorum & Mineralium edito a Francoforte ad Moenum Sumpitbus Jacobi Gothofred Seyler nel 1679. La rarità del libro è dettata dalle sue apparizioni nelle aste e negli atelier dei grandi librai antiquari. Alcuni di essi ne conoscono l’esistenza, ma mai l’hanno potuto vedere e soprattutto averlo fra le mani. Il libro, di pochissime pagine (64), è corredato da una pregiatissima incisione di natura sapienziale che racchiude in sé l’intera dottrina alchemica, e può essere considerata il paradigma di tutta l’Arte Reale ermetica. La critica più recente ritiene leggendaria se non improbabile l’esistenza di Basilio Valentino e giudica le opere a lui attribuite parto quasi esclusivo della fantasia e delle conoscenze dell’editore Thölde di Hesse, che vi avrebbe introdotto concetti e teorie paracelsiane che storicamente dovrebbero invece essere di molto posteriori. Ma Basilio Valentino resta comunque una figura indelebile e cara ai moderni studiosi, quelli ancora impregnati di una vena di romanticismo: questi sanno tuttora apprezzare l’annotazione apposta da un’ignota mano seicentesca sulla prima carta bianca di un’edizione del Currus Triumphalis Antimonii custodita in un’antica biblioteca cistercense, che recita: "Chi sa non può, chi vuol non ha, e chi né vuol né sa, tutt’ha e può", con accanto la nota "Vero proverbio per chi non è chimico sofista ma vero".