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Dizionario di alchimia e di chimica farmaceutica antiquaria. Dalla ricerca dell'Oro Filosofale all'Arte Spagirica di Paracelso

Dopo molti anni la casa editrice Mediterranee di Roma ha dato alle stampe la nuova pubblicazione di un dizionario di alchimia. La nuova versione è curata da Marcello Fumagalli, esperto di chimica. Il testo viene a colmare una lacuna, visto che la precedente edizione è esaurita da tempo, e si propone come un valido strumento per quanti si dedicano allo studio della storia della chimica, dell' alchimia, della farmacia.

Autore : Marcello Fumagalli
Editore : Edizioni Mediterranee
Anno di pubblicazione : 2000

Note sull'autore

Fumagalli Marcello
Dopo molti anni le Edizioni Mediterranee di Roma hanno dato alle stampe la nuova edizione di un dizionario di alchimia. La nuova edizione è curata da Marcello Fumagalli, esperto di chimica. Il testo viene a colmare una lacuna, visto che la precedente edizione è esaurita da tempo, e si propone come un valido strumento per quanti si dedicano allo studio della storia della chimica, dell'alchimia, della farmacia. Negli ultimi decenni, grazie agli studi di Paolo Rossi e di Frances Yates, il mondo accademico ha cominciato ad accantonare vecchi pregiudizi riguardo all'ermetismo, all'alchimia e all'astrologia e al loro influsso sulla civiltà rinascimentale e barocca. E' così tornato alla luce un fiume carsico che deve essere esplorato senza pregiudizi, ma con rigore scientifico, perchè il Corpus Hermeticum (la raccolta degli scritti filosofici attribuiti a Ermete Trismegisto), l'astrologia, la cabala ebraica e le dottrine alchemiche influenzarono per secoli la mentalità di filosofi, artisti e letterati. Le opere del tardo Michelangelo, di Keplero, di Giordano Bruno, del Parmigianino, di Tommaso Campanella -solo per fare qualche esempio- confermano la diffusione di questo sapere. Il declino sopraggiunse col XVIII secolo, quando ermetismo e alchimia entrarono nella clandestinità. Infatti fino ad allora queste dottrine erano state esoteriche, ma non occulte. Il progresso scientifico, le trasformazioni della mentalità delle elite culturali fecero apparire l'alchimia come il retaggio di un'epoca di oscurità. Per questo, opere come il dizionario di Fumagalli non possono che essere benvenute, perchè consentono agli studiosi di riappropriarsi di una importante chiave di lettura del passato europeo.

I testi alchemici sono notoriamente costellati di simboli e termini stravaganti che ne accentuano il carattere esoterico. Il significato stesso del termine “alchimia” è avvolto dal mistero. Si sa con certezza solo che la prima sillaba della parola fu introdotta in epoca islamica. Sulle origini del resto del termine sono state fatte nel corso dei secoli ipotesi svariate: dall'etimologia fantasiosa di frà Simeone da Colonia, che credeva nell'esistenza di un filosofo di nome Alchimo, a quella più recente, secondo la quale il termine deriva dal cinese Kim Iya o Kiam Iok (succo o sperma dell'oro), passando per l'egiziano Km.t (nero) e il greco Chyma (fusione dei metalli).

E' più credibile che l'alchimia abbia avuto origine in Oriente e che di lì abbia coinvolto tutti i popoli e tutte le culture. La sua espansione seguì di pari passo lo sviluppo della metallurgia.
La lavorazione del piombo nacque nel VII millennio avanti Cristo, ma solo nel III millennio avanti Cristo vennero preparati i primi composti chimici di uso farmaceutico e inventati i primi strumenti da laboratorio. Sappiamo che in quest'epoca nella Mezzaluna fertile venne elaborata la teoria della Terra Madre e dei metalli come embrioni in gestazione. La pratica metallurgica aveva, quindi, anche un carattere religioso.

Fin dall'antichità si posero problemi di linguaggio e di contenuto, dovuti anche a problemi di traduzione. Infatti testi scritti in greco vennero tradotti in arabo e in latino, con deformazioni dovute a traslitterazioni errate e alla necessità per gli studiosi arabi di attingere ad altre lingue, come l'iranico, assai più ricco di sostantivi. Un esempio lampante è quello del termine persiano tannur (forno per la fusione dei metalli), arabizzato in altannur (pronunciato attannur), traslitterato in latino come athanor ed erroneamente fatto risalire al greco athanatos (immortale). Per ovviare a questo inconveniente vennero redatti dizionari, che elencavano i termini di uso più frequente. Tra quelli utilizzati dall'autore, ci sono il Lexicon alchemiae sive dictionarium alchemicum, redatto nel 1612 da Martin Ruland, e il Dictionnaire mytho-hermetique, redatto nel 1758 dal benedettino Dom Pernety. Entrambi i testi presentano lacune dal punto di vista della terminologia scientifica e sono di difficile accesso. Nel secolo appena concluso G. Testi pubblicò un Dizionario di alchimia e chimica antiquaria, che si rivelò utile e sintetico, ma che è da tempo esaurito. A quest'ultima opera si è ispirato Marcello Fumagalli, che intende aiutare il lettore a “evitare gli scogli del falso esoterismo” (p.8), consentendogli di partecipare al “miracolo” della Grande Arte. L'opera vuole essere piacevole e utile sia agli esperti che ai semplici appassionati e raccoglie termini usati principalmente in età medievale e rinascimentale, quando con la manipolazione dei corpi naturali gli alchimisti posero le basi della moderna chimica.

Nella sua introduzione al testo, Paolo Lucarelli sottolinea che, a partire dagli ultimi anni del '900, è rinato l'interesse per la letteratura alchemica. Ciò ha reso urgente la necessità di fornire agli appassionati un dizionario dei termini usati nel corso dei secoli dai vari autori di testi alchimistici, interessati principalmente alla trasmissione del messaggio della Grande Arte, piuttosto che alla comprensibilità dei testi. Infatti molti scrittori usarono varie definizioni, frequentemente fantasione, per identificare le stesse cose, gli stessi concetti. Caso emblematico è quello dell'onnipresente “mercurio”, il cui significato variava a seconda dell'autore e del contesto in cui il termine veniva utilizzato. Il dizionario raccoglie ottomila definizioni, volutamente non esaustive, che servono “ per approfondire gli aspetti evolutivi delle scienze naturali e per acquisire quella sensibilità temporale necessaria per avere una visione corretta dell'ambiente in cui si sono sviluppate” (p. 9). Così, accanto a termini del periodo egizio-ellenistico, vengono riportate parole di epoca araba (che coniò il termine stesso di alchimia), medievale, rinascimentale (che vide la nascita della iatrochimica, antenata della chimica farmaceutica) e moderna (in cui vennero poste le basi della chimica odierna).

Secondo Paolo Lucarelli questo dizionario non serve solo a svelare il significato di termini misteriosi, ma anche a sfatare l'idea dell'alchimia come sapere di ciarlatani e a evidenziare l'evoluzione di certi concetti chimici e farmaceutici, in modo da valorizzare un patrimonio culturale spesso trascurato. Solo così, secondo la sua opinione, l'eredità del passato diventa uno stimolo per proseguire nel processo evolutivo.

Il dizionario è costituito in massima parte da descrizioni di erbe, di ricette erboristiche e di composti chimici utilizzati come farmaci. Numerose sono anche la voci che descrivono le materie prime utilizzate negli esperimenti e le attrezzature da laboratorio. Molti sono anche i lemmi inerenti i concetti e i simboli più significativi dell'alchimia. E' sorprendente la grande ricchezza di preparati ideati dagli antichi speziali e usati soprattutto per la loro azione vulneraria o come alessifarmaci.
Marcello Fumagalli li elenca tutti: crete, creme, decotti, arcani, balsami, cataplasmi, cerati, colliri, conserve, elettuari, emulsioni, impiastri, fomenti, gargarismi, gelatine, giulebbi, aceti, trocisci, linimenti, looch, lozioni, ossimeli, pastiglie, pomate, pozioni, sciroppi, cataplasmi, tinture e taffetà, prodotti con ingredienti oggi improbabili, come lo sterco di determinati animali o le muffe formatesi sul cranio degli impiccati.
Scorrendole varie voci è possibile conoscere epoche in cui erbe come la mandragora costavano più dell'oro e, secondo la concezione del rapporto tra macrocosmo (universo) e microcosmo interiore, si riteneva corrispondessero a determinate parti del corpo umano, su cui potevano esercitare benefici effetti.
L'autore sottolinea come solo nella seconda metà del XVIII secolo i primi comitati di chimici, medici e farmacisti segnarono la nascita delle scienze farmaceutiche, introducendo le farmacopee nazionali e la standardizzazione delle ricette. Eppure ancora nel 1892 la prima Farmacopea Ufficiale Italiana contemplava il “vino emetico”, ossia il trisolfuro di antimonio depurato, metallo che più di ogni altro fu al centro della ricerca alchemica.
Il testo è arricchito da piccole illustrazioni estratte da antiche opere di alchimia, da una bibliografia generale e da una bibliografia per argomento.