Myrddin ..... la magia del fare

Scritto da Marcello Fumagalli il 21/10/2012.

"Anal nathrakh, urth vas bethud, dokhjel djenve" ovvero " Per il respiro del drago, per la magia della vita e della morte, io ti ordino di fare"

Cosý iniziava, nella Saga di Camelot, la magia di Myrddin o meglio Merlino. Il leggendario Mago dei Maghi cambi˛ la storia di Uther Pendragon e Igraine dando vita alla misteriosa storia di Re Art¨, della Tavola Rotonda, del Santo Graal, della fedeltÓ tra fratelli ed amici. Un mago come ce ne sono stati tanti nelle trib¨ del mondo celtico, un mago selvaggio che ritrovava se stesso solo abitando nella foresta bretone cassaforte del sapere dei sacerdoti druidici.
Ancora oggi giorno c'Ŕ ne sono di maghi, ma sono nascosti per evitare l'affiancamento, che la maggior parte degli uomini compie, della loro figura alla magia nera e a tutte le peggiori declinazioni che questa parola ha subýto nel corso del tempo.
Eppure, lo sciamano o il guaritore delle trib¨, era definito stregone capace di agire sulle forze della natura, sulle particelle della materia plasmandole e manipolandone la realtÓ.
Confusi? No, non lo si deve essere!
Un tempo la scienza era chiamata magia perchŔ era dominio di solo chi sapeva sfruttare la propria mente oltre il massimo consentito alla popolazione normale riuscendo ad agire facendo.

Heinrich Cornelius Agrippa di Nettesheim fu il filosofo pi¨ impegnato nello studio della magia che nelle sua pi¨ importante opera, la De occulta philosophia (l'ho riletta) scritta nell'arco di circa venti anni, dal 1510 al 1530, la definý "la vera scienza, la filosofia pi¨ elevata e perfetta, ovvero in una parola, la perfezione e il compimento di tutte le scienze naturali".
Oggi la "magia del fare" Ŕ sempre di pochi, di quei pochi che, per dono naturale, sanno far funzionare la propria mente per il bene comune e non per se stessi.

Che l'alito del drago sia dominato dalla vostra magia, dalla vostra capacitÓ di vincere l'occulta filosofia della vita e della morte permettendovi di fare.
"Anal nathrakh, urth vas bethud, dokhjel djenve"