Approfondimenti
Gli autori
I libri
Lullo Raimondo Raimondo Lullo nacque a Palma di Mallorca nel 1235, in una ricca famiglia di mercanti. Non ebbe una formazione culturale significativa né frequentò i grandi centri di studio dell'Europa del suo tempo. Nei primi trent'anni della sua vita, non si distinse dagli altri cortigiani del re di Maiorca, di cui fu anche sinescalco. Sposato a Bianca Picany, da cui ebbe due figli, Domenico e Maddalena, visse a lungo facendo l'amministratore dei beni familiari. Un giorno del 1263 - come ci informa la Vita coetanea, scritta da un anonimo cistercense su sua commissione e probabilmente sotto la sua stessa dettatura - mentre componeva una canzone per una amante, gli apparve Gesù crocifisso. Lullo sfugge alla visione, ma ogni volta che ritornava a comporre quella stessa canzone, l'immagine del crocifisso lo accompagnava. Dopo le prime cinque grandi visioni egli decise di iniziare gli studi di filosofia e di teologia. Raimondo, attratto dagli studi, iniziò a pensare di andare a Parigi per imparare quella dialettica con cui credeva di poter riuscire a convertire tutti gli infedeli, secondo quanto il cielo gli chiedeva. I familiari e gli amici, tra cui Raimondo di Penyafort, lo convinsero a restare in Catalogna dove meglio avrebbe potuto imparare l'arabo. Le visioni di Lullo intanto si moltiplicarono e, nel 1276, la moglie affidò ad un amministratore la cura degli affari della famiglia perché Raimondo era ormai completamente consumato nei suoi studi. Lullo dichiarò che il mondo era giunto al momento dell'intelligenza e per questo Dio aveva voluto che i miracoli cessassero. In quel tempo, in particolare dopo una visione sul monte Randa, nel 1274, iniziò la composizione di un libro che in parte era scritto, in parte disegnato ed in parte dotato di piccoli apparecchi (mobili figure geometriche di carta) il cui scopo era di risolvere tutte le questioni, convertire al cristianesimo tutti gli uomini, insegnare ogni arte pratica ed ogni arte teorica. Un libro da studiare in tre mesi e da predicare a tutto il mondo. Egli si adoperò, riproducendolo in innumerevoli redazione e varianti; frammentandolo in approfondimenti di singole parti. Produsse, in catalano e in latino, con l'aiuto di amici e per una ostinazione inverosimile duecentocinquanta testi, intorno alla composizione della cosiddetta Ars magna. Via via che ne realizzava una versione, tentava il funzionamento e alla fine caricò sulla nave i suoi codici, scrisse le ultime parti della nuova redazione durante il viaggio, e poi, a Tunisi, a Cipro, forse tra i Tartari (tra il 1276 e il 1287); predicò ai sapienti e al popolo. Si impegnò in pubbliche controversie raccogliendo ora elogi ora sassate. Predicò presso i re catalani, presso il re di Francia, presso il Papa, la sua macchina logica fu uno strumento teologico ma fu anche una macchina politica e il suo progetto avrebbe reso inutile ogni sforzo crociato. Lullo per tutto ciò raccolse delle approvazioni addirittura da Filippo il Bello, mentre la Chiesa romana accettò di istituire, su suo consiglio, alcuni centri per lo studio delle lingue orientali sul modello del collegio che lui stesso aveva già fondato a Miramar. Ma ogni successo gli apparve troppo parziale rispetto al suo sogno procurandogli crisi psicologiche che si moltiplicarono. Una di queste violente depressioni, lo blocchò a Genova dove dopo aver annunciato pubblicamente la sua partenza per un viaggio che avrebbe dovuto costringere i mori alla cristianità , subì il dileggio della gente, perché all'ultimo momento preso da una terribile paura della morte e da febbri terribili, rinunciò a partire. Raimondo, alla sua morte nel 1316, lasciò un sistema necessariamente incompiuto. Tutte le sue iniziative storiche erano fallite e il suo nome si confuse in centinaia di apocrifi, spesso di tema alchemico. Disprezzarlo tra gli scolastici divenne un vezzo, ma la sua scrittura mistica, amata e coltivata da filosofi come Leibniz, si oppose al principio logico della non contraddizione, come limite del pensiero umano e divino. Il principio dell' impossibilità stessa della contraddizione, come ipotesi dell' infinità dell'uomo, diede, poi, una totale maturità intellettuale all'idea di Francesco d'Assisi: "omnes habes pro gratia".