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Medici ciarlatani, ciarlatani medici

La medicina e la spezieria, da Dioscoride all'insorgere delle prime vere scienze e terapie farmaceutiche, furono affollate da un'infinità  di ciarlatani e ciurmadori. L'adulterazione dei farmaci, gli imbrogli e i millantati crediti furono all'ordine del giorno. Così botteghieri senza scrupoli imperarono nelle contrade di tutte le città  del mondo sottraendo scudi e fiorini a veri ammalati, ipocondriaci, esaltati, gonzi e deboli di mente che credevano di ottenere di nuovo il fumus iuventutis o di mantenere la loro vita sana ed immune da ogni male. Con diaboliche capacità  questi affabulatori sottrassero, a tutti i loro clienti, ingenti ricchezze in cambio di ricette assolutamente prive d'ogni fondamento terapeutico. La spezieria ufficiale cercò di combattere quest'insorgere, ma ben poco fu possibile fare. L'unificazione delle farmacopee e degli antidotari fu un primo passo verso la riduzione del brulicare di panacee universali e di preparati miracolosi. Con l'introduzione della ricetta valida per tutto il territorio dello Stato, in cui era stata emessa la farmacopea o l'antidotario, l'obbligatorietà  a produrla in ambienti specifici e da esperti nominati dalle autorità  dello Stato, fu una seconda conquista verso la qualità  dei medicamenti e la salvaguardia della salute degli utilizzatori. Con tutto questo non fu sconfitto l'operare dei ciarlatani che proseguirono ad imperare forse con qualche difficoltà  in più, ma sempre troppo facilmente. La stravaganza di molte di queste ricette fu tale che meritano di essere citate solo come curiosità . Ricette dal XVI al XVIII secolo Daemoniacorum Remedia Energumenis qui a Daemone agitantur Olio di Gagate. L'olio era ottenuto dalla pietra che il volgo chiamava Agatis secondo un'antica ricetta descritta da illustri medici. Il rimedio fu impiegato, con efficacia, contro gli indemoniati in quanto capace di annullare l'opera del Diavolo e di guarire ogni infermità  del corpo, fattura o maleficio o sortilegio provocato da maghi e streghe o causati da qualsiasi sorta di demone. L'agata era una pietra preziosa molto dura, bella e rilucente e le migliori provenivano dall'estremo oriente, mentre, le peggiori, dalla Germania e dalla Boemia. Si riteneva avesse proprietà  alessifarmache e cardiache, ma la virtù era solo immaginaria. Il nome deriva da un fiume siciliano chiamato Acate sulle cui rive, si narrava fossero state trovate le prime pietre. Iuventutem conservantia Aceto scillitico, o Oxiscillite, confezionato sottoforma d'elettuario preso caldo a digiuno nelle dosi di due o tre dracme. Il rimedio era conosciuto come Confectio Alharif un preparato d'origine araba. L'Aceto scillittico era ottenuto mediante macerazione delle squame di scilla in aceto bianco e si usava come corroborante e diuretico. L'oxiscillite corrispondeva all'ossiolito scillittico il cui fondamento attivo era la scillicina contenuta nella Scilla, pianta della famiglia delle Liliacee, impiegata in medicina per la tosse, l'idropisia, le ostruzioni del fegato e della milza. Il bulbo era considerato afrodisiaco e diuretico. I preparati di questa classe ebbero un'ampia diffusione poiché molti chiedevano di mantenere negli anni la stessa prestanza giovanile. Sensu et Ingenium acuentia, memorianque, iuvantia Il rimedio fu diffuso sotto differenti forme come la Confectio moscata dulcis che aumentava l'intelletto accuendolo, la Confectio secunda Alharif che fortificava i sensi e il vigore delle membra, la Anacardina che riparava la memoria e la sottilità  dei sensi. Tutte le preparazioni erano somministrate a caldo nelle quantità  di due o tre dracme e a stomaco digiuno. La Confectio era un'operazione eseguita nella fase terminale della lavorazione del prodotto e ciò serviva per migliorarne l'aspetto. Si effettuava stemperando, la miscela delle polveri dei semplici previsti, in sciroppo di zucchero o miele. Sitim Extinguentia Pharmaca Syrupus S. Ambrosii L'autore di questo Sciroppo fu il divino Ambrogio, ma fu descritto, per la prima volta, da Antonij Guanierij per poi essere riportato da molti altri luminari. La preparazione prevedeva la formazione di un giuleppo di rose, di indivia e pesche al quale si aggiungeva syropus acidus cum succo de citronum, de prunis et cotonijs e molti altri frutti. Il rimedio era anche detto Zulapium e leniva la sete in tutti gli stati febbrili. Le dosi si aggiravano intorno all'oncia. Dianthos di Mesue Il rimedio fu un vero toccasana per gli afflitti da passione di cuore. Tutti coloro che cadevano nel dolore a causa di mancati affetti d'animo, disillusioni amorose e qualsiasi altra imbecillità  del cuore, trovarono, nel preparato, un alleato valente nel risolvere i loro mali. Fiori di rosmarino, rose, viole e liquirizia erano mischiate fra loro nel rapporto di un'oncia di rosmarino e ana dracme sei per tutti gli altri costituenti. Alla miscela erano poi aggiunti garofali, noci moscate, cinnamomo, gengiovino, zedoaria, cardamomo, legno d'aloe, aneti e mele. La somministrazione avveniva con vino o con acqua frigida nella quantità  di un bicchiere per tre volte al dì. Olio di formiche volanti L'olio di formiche volanti è valoroso a confortar il coito et fassi in questa guisa. Metterai delle formiche volanti in un vaso di vetro con olio ad insolarsi al Sole per giorni quaranta ben serrato. Nicolò l'Alessandrino chiamò quest'olio il Tesoro degli speziali raccontando che in Italia non era in uso, come in altri parti del mondo, perché non esistevano le formiche d'India in merito alle quali l'autore si dilungò molto osservando le loro abitudini di vita che passavano in congregazione a guisa di repubblica. Pliris arcoticon Fu in uso in Venezia alla fine del '500 ed era preparato a modo di elettuario per tutti gli stati di melanconia grave con conseguente debilitazione dello stomaco e del cuore. Il farmaco ordinato dai più eccellenti medici non era mai tenuto in spezieria ed era confezionato solo su specifica richiesta. La sua composizione prevedeva liquirizia, storace, ambre orientali, frutti di mirto e scorze di cedro. La somministrazione era indicata mattino e sera con vino o con acqua fredda per i febbricitanti. Assieme a ricette studiate e composte per mali particolari nè esistevano altre la cui utilità  diventava difficile da credere. A preservar dalla peste Bevendo vino a digiuno, nel quale era stato infuso del rafano, era, secondo Floriana Canale, un modo eccellente per preservarsi dalla peste. Floriana Canale era bresciana e alcuni dei suoi ricettari furono pubblicati con il nome al maschile o contratto come si può ben vedere nel trattato del 1622 intitolato Officina Medicinale nel quale si trattano tutti i rimedi per ogni infermità  del corpo umano, di cavalli, buoi e cani. La Canale, verosimilmente, firmò l'opera con un nome maschile per ottenere maggiore attenzione da parte di un pubblico che non avrebbe accettato di buon grado consigli e raccomandazioni da una donna. I primi rimedi descritti riguardano la purga per gli stitici in quanto fra tutte le operazioni naturali che nell'uomo si fanno per il mantenimento della sanità  niuna è di maggior importanza della evacuazione de gli escrementi o feci che ogni giorno si vanno generando nel ventre inferiore. A sostenere la propria tesi, Floriana Canale, citò Avenzoar, Ippocrate e Galeno. La prima ricetta presumeva una composizione di zenzero, diagridio, galanga, pepe longo, frammenti di pietre preziose, muschio, ambra, foglie d'oro ben trite e, infine, zucchero fino aromatizzato all'assenzio. La miscela era poi ridotta in polvere in mortaio e dispensata sospendendola in acqua o sciroppo di cotogni. Contra peste & contra veneno. La ricetta di testa riporta la preparazione di un unguento contro la peste ritenuto portentoso anche in ragione del fatto che sarebbe stato preparato da un tal Fra Gregorio Mezzo Capo, nientemeno che per Papa Clemente VII. Il farmaco venne testato su due condannati a morte rinchiusi in Campidoglio: uno morì mentre l'altro riuscì a guarire; l'autrice sostiene che a questo esperimento avessero presenziato il Senator. M. Simone Tornaboni ed appunto il cameriere del Papa, ma naturalmente non abbiamo alcun riscontro storico in grado di confermare la veridicità  di tali afferma zioni. In calce alla ricetta l'autrice ci fornisce una sorta di posologia del medicamento da lei proposto e che descrive come utile per numerose e svariate applicazioni. Olio di Fra Gregorio Mezzo capo che fece per Papa Clemente VII. contra veleno, e peste, e fu provato su due prigioni di Campidoglio, che erano condannati alla morte, e fece la prova, ch'uno morì, e l'altro che fu aiutato con questo olio scampò, alla quale esperienza intravenne il Senatore M. Simon Tornaboni, & il cameriere del detto Papa. Piglia del olio vecchissimo lib.vi e di Maggio habbi manipoli vi delle foglie di perforata, & mettile in olio sopradette, e bollano in bagno maria per hore quattro, e lassa raffreddare in un vaso ben turato, poi cola e spremi le foglie nel torcitore, poi metti in un vaso ben turato, e appendi al sole, lassa così stare finche la perforata comincia a fiorire, e tanti manipoli de fiori, quante libre furono del detto olio, ne metterai dentro, e fa che bollano in bagno come di sopra, e un'altra volta nel vaso bene turato s'appicchi al Sole, fin che'l sol sarà  il Lione, e la Luna in scorpione poi piglia per ogni libra del sopradetto olio cento vinti scorpioni, e piu, se potrai e mettigli nel detto olio, e fa bollire in bagno maria per quattro hore, e spremi come di sopra, poi sospendi al Sole fin che i frutti di perforata siano maturi, & in ogni libra del predetto, olio, metti un manipolo della predetta frutta nel detto, e fa bollire, & spremi come di sopra, poi si metta al Sole. Ma sempre innanzi che si sprema l'olio lascialo raffreddare nel vaso, nel quale haverà  bollito. Poi per ogni lib.del detto olio, piglia termentilla, carlina, aristologiaro, sandali rossi, radici di carlina, spico nardo, dittamo bianco, grana di ginepre on.5. cedoaria, gentiana an.on.iii, centaurea, imperatoria an.in.i. in queste due cose ultime metti se ti piace, e tutto menutamente tagliato, & alquanto pesto nel mortaio, mettasi in infusione di vino vecchissimo grande, nero, o bianco, o malvagia, o acqua vita: che sara meglio, & ivi si lassi per tre dì, poi si metta nel detto olio, e fa bollire per sei, o per otto hore in bagno maria, e spremi e torci come sopra. Poi per ogni lib. del sopradetto olio, piglia bolo armeno, mirrha, reubarbaro eletto, zaffarano, aloe epatico, sandali ana. on.2. tutto si polverizi, & un'altra volta fa che bolla in bagno maria per sei, o per otto hore, e per ogni, e non spremere pel torcitore, poi per ogni li. piglia di mitridate tiriaca fina an. on.2. e si fa bollire insieme col predetto olio per dodici hore, e non si sprema più, poi sospendi al Sole per quattro dì nel vaso ben turato, e sara compito. Per tenere i piedi freschi la State Mettere in ciascuna scarpa una manciata di valeriana e havrete sempre freschi i piedi. A chi avesse perso l'intelletto Pigliate un piccione vivo et apritelo per mezo fin'alli interiori ponendolo sopra il capo dell'infermo et poi raso sopra la cima del capo ponetili del sale trito ongendolo con olio buono e poi coprendolo con un panno. Floriana Canale non raggiunse mai, comunque, la notorietà  di Isabella Cortese che, nel 1655, scrisse I secreti della Sig.ra Isabella Cortese nelle quali sono contenute cose minerali, medicinali, artificiose e alchimistiche di gran lunga i più famosi nella città  di Venezia ed in tutta Europa. Le ricette di Isabella Cortese furono più orientate alla risoluzione di problemi pratici della vita di tutti i giorni e dei mali più diffusi come la peste, il mal franzoso, la tigna, le pulci ed altre più o meno gravi malattie. Rimanendo sempre fra i secreti, Nicolò Lemery scrisse nel 1718 la sua Raccolta di Secreti medicinali e pur essendo dottore in medicina, membro dell'Accademia Reale delle Scienze di Parigi e farmacopeo del Re di Francia, elencava fra i suoi rimedi una ricetta molto curiosa che riportiamo integralmente. Per eccitare la Generazione Bisogna cogliere nel fine del Mese di Maggio del Satirio, e prenderne le due glandule che ha nella sua radice; ma quella dalla parte sinistra è la migliore, e mettere cinque o sei glandule intere, ovvero in pezzi in un fiasco di vino di Spagna, e chiuderlo bene; indi metterlo ben in fondo nel letame di cavallo per lo spazio di due e tre mesi: dopo prenderne la mattina a digiuno e la sera nel coricarsi. Se il rimedio non avesse avuto effetto, era perché esisteva un impedimento e per togliere tale impedimento la ricetta era: Pigliasi dell'Erba Ros Solis ch'è tutta rossa e si trova nè prati, e nel maggior calor del Sole ha sempre dell'acqua sopra le foglie; del Vischio Quercino e dell'Artemisia e farne una confezione nella qual entrino tutte codeste sorte di liquori indi bisogna portarlo al collo. Nota Il Ros solis si dee cogliere il dì 23 di Settembre nel levar del Sole e l'Artemisia il dì 24 di Giugno nell'ora stessa. Il termine satirio o satiri fu usato, presso le popolazioni arabe, per identificare i testicoli di cane e di volpe a loro volta denominazione dei bulbi di alcune piante rassomiglianti alle parti genetiche dei suddetti animali. Il loro impiego era indicato per le patologie veneree e della matrice; nonché nei preparati come il Diasatirion indicato per stimolare il coito e in tutte quelle situazioni che avrebbero avuto a che fare con la procreazione. Queste ricette trovavano un fondamento nella teoria paracelsiana e dei suoi seguaci chiamata De signaturis rerum in base alla quale la forma esteriore di ogni erba, pianta e quant'altro avrebbe avuto una corrispondenza con le parti del corpo e di conseguenza con i preparati da utilizzare per risolvere i mali della stessa. Accanto a questo insieme di rimedi, a dir poco buffi, i ciarlatani, che frequentavano le corti ed i mercati delle contrade degli Stati europei, propagandavano veri e propri imbrogli che per loro natura attraevano dei clienti in quanto promettevano le risoluzioni dei loro mali fisici e molte volte solo morali. Così ricette per l'amore, per scacciare i malefici effetti di fatture e iettature, per togliere i dolori reumatici, per la preparazione dell'oro potabile, per ottenere onori e ricchezze fabbricando l'Acqua del Sole, per liberarsi dall'itterizia, per far crescere i capelli e un'infinità  di altri preparati riempirono il repertorio e la borsa di malfattori comuni. Dal Libro Infernale in cui sono svelati i Secreti di Alberto Magno, di San Cipriano e di Salomone. Il secreto dell' Acqua del Sole con la quale si ottengono onori e ricchezze. In un vaso di terra cotta si pongono dello solfo di oro, del mercurio astrale e acqua da riempirlo. Indi si insola il vaso tutti i giorni all'azione dei raggi del Sole lasciandolo all'aria fin che il pianeta domina il firmamento. Al tramontare si ritira il vaso in luogo oscuro e umido e si ripete l'operazione fin quando tutta l'acqua non sia evaporata. Quando il vaso è asciutto si pesta in un mortaio nuovo riducendolo in polvere; la polvere si mette in una bottiglia che si ripone in un angolo ove non entri un filo di luce dopo averla riempita di acqua di ruscello attinta al levar del Sole. Quest'acqua è dotata di gran virtù, bevendola con raccoglimento e con fede tutte le mattine all'alba e procurerà  onori e ricchezze. Per far crescere i capelli Friggere la coscia sinistra di uno struzzo entro l'olio di nocciole e fegar bene la testa. Attendere qualche giorno e i capelli ricresceranno folti come in gioventù. Per curare l'itterizia Prendere una certa quantità  di lombrichi e vermiciattoli di terra e porli in una pentola di terra cotta.Quindi porre la pentola sopra al fuoco prodotto con legno d'alloro e a giusta cottura filtrare e aggiungere acqua di fonte. Addolcire con giusta quantità  di miele. Bevendo due bicchieri al giorno di questa pozione al termine di una settimana i sintomi dell'itterizia saranno completamente scomparsi. Unguento magico di San Cipriamo Recipe strutto 4 once, salvia, rosmarino, verbena, prezzemolo, radice di belladonna ana 3 once, oppio 1 grano. Pestate le piante aromatiche insieme alla belladonna e all'oppio unendo il tutto allo strutto ben lavato. Profumare con essenza di rose, di violette o di gelsomino. L'unzione prima dei convegni amorosi renderà  forti e vigorosi per tutta una notte e il giorno seguente Suffimigio contro i malefici Bruciare sulla brace grani d'incenso, mirra, lauro secco, buccia d'aglio, chiodi di garofalo. Appena si liberano i fumi respirare l'aria. In breve ogni maleficio, iettaura e sortilegi verranno cancellati. Con l'avvento della chimica spagirica le ricette cambiarono e la loro stramberia non fu solo per le indicazioni, ma anche per il tipo di ingredienti che giudicheremmo, oggi, mugnificentissimi veneni.

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