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Scritto da Marcello Fumagalli il 24 Aprile 2019

Ogni domenica mattina, in un punto preciso della spianata del futuro sagrato di Notre Dame de Paris, le confraternite dei costruttori della “cattedrale” si riunivano per discutere i segreti dei loro lavori.

Quelle domeniche medioevali erano l’orgoglio dei molti uomini implicati nella grande costruzione preludio del perenne simbolo della città di Parigi, della Signora dei Cieli e del “Tempio dell’Uomo”.

Fu da questi raduni, dove ogni addetto giurava il mutuo soccorso e la salvaguardia degli interessi della categoria, che sorse lo spirito dei “franc-maçon” ovvero dei liberi-muratori. Nell’impenetrabile “invisibilità” essi tramandavano il loro sapere alle giovani generazioni che, con umiltà e spirito di vera fraternità, si avvicinavano alla regale “edilizia”.

Notre Dame, come tante altre cattedrali gotiche, acquisì quel palpabile velo esoterico che Fulcanelli rivelò nel “Il Mistero delle cattedrali” e che Victor Hugo usò nel suo romanzo “Notre Dame de Paris” dove, peraltro, descrisse, profeticamente, un terribile incendio tra i due campanili.

Il sodalizio fra uomini di disuguali estrazioni iniziò a diffondersi garantendo la continuità dell’arte sublime congelando i solidi principi che la contraddistinguevano. La leggendaria arte medievale dei “muratori”, maçons in francese, masonry in inglese, fu l’anima delle “cattedrali” e in esse i possessori e custodi gelosi trasferirono il loro peculiari saperi occultandoli sotto simboli e criptici messaggi propri dello stile esoterico.

Il patrimonio delle conoscenze sfociò nel sacro e reciproco riconoscimento dei “fratelli” rafforzando un sistema gerarchico dei mestieri e delle competenze. Gli arnesi come la squadra, il compasso, la livella divennero i simboli della compagnia con la struttura in gradi dell’apprendista, del compagno, del maestro ……. titolare ultimo delle conoscenze segrete.

Le forme geometriche conferirono all’insieme architettonico l’immagine del grande “Architetto dell’Universo” conoscitore di tutti i magici poteri delle tradizioni pratiche nonché di quelle nascoste. La cultura del Tempio e dell’Uomo fu il significato profondo degli incontri domenicali sul sagrato dove tutti guardavano verso il “punto di fuga” vincolo immaginario dei tratti della “cattedrale” che lentamente prendeva forma.

Una scintilla ha bruciato secoli di storia, ma non ha cancellato la forza degli architetti, degli scalpellini, dei carpentieri e dei “maçons”, creatori di un simbolico asse d’unione tra la terra e il cielo. Il medaglione dell’alchimia posto al centro del portale principale fra le due torri è comunque rimasto intatto.

Le “gargouilles” questa volta non hanno scaricato acqua piovana, bensì le lacrime degli uomini di tutto il mondo. Chi non ha mai visto Notre Dame non potrà mai più godere del suo fascino, quelli della mia generazione godranno invece solo del ricordo non potendo rimirare la rinascita dalle sue ceneri della Cattedrale per antonomasia.


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