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Io so che tu sai ciò che io so .... il Sapere riflesso

Scritto da Marcello Fumagalli il 30 Aprile 2026

Il titolo è affascinante perché gioca con l’idea di conoscenza condivisa e di consapevolezza di un sapere comune. Ma se lo prendiamo nella sua profonda razionalità apre scene diverse ognuna con un sapore distinto. La prima prende in considerazione la conferma del sapere collettivo che vuole essere la dimostrazione della conoscenza universale cioè quella condizione in cui un’informazione non è solo posseduta, ma è posseduto il fatto che sia condivisa e così via all’infinito. Una lettura più approfondita dell’aforisma suggerisce una simmetria che in realtà non c’è e l’affermazione insita diventa così un gioco mentale. In un altro scenario abbiamo la possibilità di interpretare la citazione come una nota emotiva ed elegante: “Siamo sulla stessa lunghezza d’onda”! Questa interpretazione è il terreno dove le conversazioni diventano davvero interessanti confermando che non si tratta solo di scambiarsi indicazioni, ma di riconoscere una storia. Un’altra raffigurazione ci trasporta nella zona simbolica, quella dove la frase non è più un enigma logico, ma un gesto, quasi un rito. Io so che tu sai ciò che io so” diventa così una proposizione “specchio”! Per comprendere a fondo l'attestazione occorre risalire alle antiche leggende ove il sapere era associato al “fuoco” che, se si tentava di trasferirlo, lo si moltiplicava. La locuzione, in tal modo, muta in un messaggio che avverte il nostro “ascoltatore” di conoscere qualcosa che non può essere propagato come il fuoco. Un’altra decifrazione del detto scomoda l’intimità mentale che emotivamente rimane sospesa in uno spazio dove ciò che non viene detto è più importante di ciò che viene detto.

Il linguaggio, a questo punto, non serve più a spiegare, ma a evocare un “ingresso” che tutti sanno dove conduce, ma che si apre solo se il bussare alla porta è reciproco. Si narra che nel mondo, prima che ogni cosa avesse un nome, esistessero due esseri chiamati “Custodi” la cui natura era astratta ... né déi né uomini. Il primo conosceva tutto ciò che nasceva .... il primo pensiero, il primo dubbio, la prima scintilla ed era associato al Sapere Sorgente. Il secondo non sapeva nulla autonomamente, ma vedeva tutto ciò che il primo lasciava trapelare ed era il custode del “Sapere dello Specchio”. Un giorno i due Custodi si parlarono e il primo disse: “Io so che tu sai ciò che io so” e la risposta del secondo fu: “E io so che tu sai che io lo so.” In quel momento nacque il Sapere Riflesso.


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