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Le piantine di pomodoro

Scritto da Marcello Fumagalli il 24 Maggio 2020

Come possiamo definire questo tempo?

Il tempo della disperazione ovvero della perdita della speranza? Della sensazione di vuoto interiore e dell’angoscia o del pensiero che non rimarrà nulla come prima?

Come si può affrontare questo disorientamento per andare avanti?

Il silenzioso frastuono di questo oscuro periodo è il nostro “peggior nemico”. Il suo subdolo attacco ci ha accecati con un lampo privando i nostri occhi della visione oltre l’“orizzonte”.

In uno scenario dove ognuno ha detto e continua a dire la “sua” senza avere la creanza di rispettare il detto latino “silete monaci in munere alieno” si fa strada la sensazione di sconforto dovendo vivere una condizione sociale che non sappiamo se mai finirà.

E così ci immedesimiamo in coloro che dovranno arrendersi di fronte a scelte dolorose.

Per tutta la vita abbiamo saputo affrontare l’ignoto senza fare in modo che la nostra mente fosse “sequestrata” in angusti recinti …. virtuali barriere alle nostre potenziali capacità. Abbiamo gustato della libera immaginazione su tutto ciò che fosse “futuro”.

Ora ci rimane un unico modo per uscire da questo “gorgo” ed è l’inganno che possiamo preparare al nostro pensiero mostrandogli di essere intelligenti così che l'ansia, che conosce bene le paure degli uomini, non possa alimentarsi fintanto che scomparirà.

Ma cosa c’entrano “le piantine di pomodoro”? Le piantine sono il passato di chi da sempre in questo periodo si apprestava a zappare quel lembo di terra che gli era rimasto per fare l’orto, ma oggi i vivaisti sono chiusi o hanno chiuso e non ci sono più semi nè piantine.

Speriamo di non dover rinunciare al verde del mio prato trasformandolo in un campo di patate!



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