Dell'IpocrisiaScritto da Marcello Fumagalli il 14 Giugno 2026 Dell’Ipocrisia L’ultimo editoriale, sotto il titolo di “Idrogeno”, ho voluto esaltare la piaga della stupidità giocando con la metafora dell’elemento più diffuso nell’Universo. Accanto alla stupidità esistono altri aspetti dell’essere umano e fra questi il vizio sociale ancora più tollerato e allo stesso tempo più irritante: l’ipocrisia. Il difetto mette in scena una distanza tra ciò che si dice e ciò che si fa ... ed è una frattura di autenticità. Ma cos’è davvero l’ipocrisia? L’ipocrisia è una dissonanza tra immagine e comportamento ovvero si predica una cosa, ma se ne pratica un’altra. L’atteggiamento è una specie di strumento di “sopravvivenza” molto spesso non è cattiveria, ma paura .... paura di perdere status, approvazione, potere. L’ipocrita non mente solo agli altri, ma anche a sé stesso costruendo una narrativa che giustifica le sue contraddizioni. Il fastidio che ci procura l’ipocrisia è radicato nel concetto di tradimento implicito e basta che qualcuno si presenti come “coerente”, “giusto”, “trasparente”, e poi agisca al contrario per farci scattare la perdita della nostra fiducia. Una lettura più approfondita ci consegna un’analisi dalla quale si evince che l’ipocrisia non è solo un difetto degli altri bensì un meccanismo umano universale poiché tutti, in qualche misura, cerchiamo di apparire migliori di ciò che siamo. La differenza sta nella scala e nella consapevolezza così si può distinguere l’ipocrisia “di sopravvivenza”, quasi innocua, da quella “di potere”, che manipola, distorce, sfrutta. L’ipocrisia nasce quando il nostro io ideale - chi vorremmo essere - entra in conflitto con il nostro io reale - chi siamo davvero - e così la nostra mente costruisce giustificazioni, omissioni, autoinganni. Quando facciamo qualcosa che contraddice i nostri valori, proviamo disagio e per ridurlo, invece di cambiare comportamento, cambiamo narrazione: “Non avevo scelta”, “Lo fanno tutti”, “Non è poi così grave” ... l’autoassoluzione che permette all’ipocrita di prosperare e sopravvivere. Tutto il disagio scivola alla fine sull’immagine sociale proprio perché gli esseri umani sono animali profondamente sociali. Ecco che così si consolida il comportamento ipocrita trasformandosi in una strategia di reputazione. Non è sempre malafede spesso è paura di essere esclusi o giudicati. L’identità fragile di una persona porta ad avere un’immagine di sé idealizzata e qualsiasi ammissione ammetterebbe un errore che incrinerebbe l’intero castello identitario. La psicologia dell’ipocrisia è molto più scomoda di quanto sembri. Non è solo “dire una cosa e farne un’altra”. È un meccanismo mentale complesso, spesso inconscio, che serve a proteggere l’immagine che abbiamo di noi stessi e diventa così un modo per proteggere l’ego. Ancora una volta ho tralasciato i detti coloriti nazionalpopolari per illustrare la piccolezza degli ipocriti!