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Nicolas Flamel e sua moglie Perenelle

Scritto da Marcello Fumagalli il 21 Aprile 2020

Come Vi ho anticipato ieri il weekend di “pillole di cultura” l’ho voluto dedicare a magnifiche figure di alchimisti. Metaforicamente le “pillole” di oggi hanno una “vis” più alta. Nel confronto tra i due personaggi quello di ieri è molto meno forte rispetto a quello odierno che gode di maggior fascino e credo che scatenerà in Voi la bramosia di ulteriori approfondimenti e letture avvincenti.

Pubblicato su Facebook nei giorni 19-20 e 21 Aprile 2020 (quarantena del Coronavirus)

Oggi Vi racconterò della vita di Nicolas Flamel e della sua leggenda. I segreti che circondano la sua incredibile storia partono dalla sua professione di scrivano in una Parigi medioevale per poi trasformarsi in misterioso alchimista e di sapiente Maestro.

Molti di Voi non lo conoscono e se ne hanno sentito parlare è perché qualche figlio (di minore età) ha tappezzato le pareti della propria camera delle storie di Harry Potter creazione immaginaria che nulla ha in comune con la figura dell’”alchimista” più sconcertante di tutta la storia dell’alchimia.

Vi annuncio che la bellezza di ciò che mi appresto a narrarVi impone (e me ne accorgo solo ora mentre preparo le “pillole”) una particolare attenzione da parte mia onde evitare un’“overdose” (letale) di notizie. Spalmerò, quindi, su due o più parti ciò che intendo “passarVi” …… in altre parole per due giorni mi dovrete sopportare.

Nicolas Flamel era un uomo di altezza poco superiore alla media, con le mani sottili e la testa piccola, gli occhi un po’ infossati ed il naso sottile. Sebbene di modesta estrazione, riuscì a portare a termine gli studi, fino a diventare scrivano pubblico, e notaio. A quel tempo il suo mestiere era piuttosto richiesto e redditizio essendo ancora rari, nel mondo degli “affari”, i mercanti in grado di leggere e di scrivere.

All'inizio Flamel si installò con il proprio negozietto allo "Charnier des Innocents", vicino all'ossario del cimitero (oggi non più esistente), e quando alla sua corporazione fu affidato un quartiere nelle vicinanze della Chiesa di Saint-Jacques-la-Boucherie anch’egli si trasferì con i propri colleghi.

Il luogo della sua nascita, da molti individuato in Pontoise, oggi banlieue di Parigi, non è una questione d'importanza particolare, mentre è più importante sapere che nacque nel 1330 e che morì nel 1418 dopo un’esistenza passata in Rue des Ecrivains in una piccola bottega poco distante dall’angolo della “Pierre au lait” . In questo angolo della Parigi medioevale Nicolas Flamel incontrò Perenelle che diventerà la sua inseparabile compagna. Perenelle era una vedova di qualche anno più grande di Nicholas e la loro storia d’amore nacque in seguito ad alcune relazioni di lavoro. Il loro matrimonio avvenne nell’anno 1357.

Nicolas, oltre al lavoro di copista vendeva anche preziosi libri ed era un valido e riconosciuto giurista con un incarico all'Università.

I luoghi che l’hanno visto operare oggi non ci sono più salvo la Tour Saint Jacques e la sua ultima dimora in rue Montmorency 51 (le “Pignon”).

Parigi non ha dimenticato però Nicholas dedicando a lui e a Perenelle due vie nelle vicinanze delle ultime vestigia della parrocchia.

I due monumenti e le due “Rue” testimoniano la sua misteriosa esistenza legata più di tutto alla storia di un libro di cui venne casualmente in possesso; il Libro di Abramo l'Ebreo o delle Figure geroglifiche. Successivamente alla scomparsa di Flamel centinaia di maestri dell'ermetismo e dell'alchimia cercarono il trattato senza mai però ritrovarlo.

Nicholas fu un uomo eletto il cui ideale non era quello di produrre l'oro alchemico, bensì di scoprire il segreto essenziale della natura, della vita. Oggi molti uomini, non avendo la sua eletta capacità hanno travisato la sua ricerca della Pietra Filosofale inseguendo affannosamente il ritrovamento della formula magica chiave delle trasmutazioni che l'alchimista fece. Questi "soffiatori di carboni" non hanno nulla a che vedere con il Maestro e vivono in attesa che un libro sia scritto appositamente per loro, ma questo non accadrà mai.

Il segreto della saggezza degli uomini savi è nascosto nei simboli e Nicholas, che aveva studiato in ogni particolare tutte le figure del libro, sapeva che esisteva una legge inflessibile per gli iniziati secondo la quale essi non avrebbero mai dovuto rivelare le loro conoscenze, perché se anche potevano essere buone e feconde per gli intelligenti, potevano rivelarsi un male per gli uomini comuni. Il libro era scritto in ebreo antico e pieno di immagini allegoriche che per vent’ anni tennero Nicholas impegnato nella loro interpretazione. (fine parte 1…domani proseguirà la narrazione)!

Il viaggio di Nicolas Flamel a San Giacomo di Compostela

I tentativi di interpretazione non furono certamente fortunati e la comprensione del simbolico percorso non era mai completa. Alla fine dopo numerosi sforzi Flamel decise di rivolgersi ad un esperto di Kabbala Ebraica considerando che solo un maestro ebreo avrebbe potuto risolvere il problema di comprensione visto che il libro era scritto in ebraico antico.

Pensò dunque di rintracciare quegli ebrei che si erano rifugiati in Spagna dopo la loro cacciata dalla Francia. Fra di loro, infatti, vivevano studiosi e traduttori di manoscritti antichissimi e questo fu il motivo per cui Flamel decise di partire, come pellegrino, alla volta di San Giacomo di Compostella.

Sin dall’inizio del suo viaggio si sforzò di trovare qualcuno che potesse aiutarlo, ma senza alcuna fortuna. Preso dallo sconforto e dalla voglia di tornare a Parigi dalla sua cara Perenelle decise di tornare e sulla via del ritorno incontrò un medico ebreo che appena vide il libro trasalì dallo stupore.

Il Maestro ebreo gli disse che quel manoscritto si credeva ormai perduto e che l’averlo ritrovato gli avrebbe permesso di tentare la sua decriptazione.

Ma la nostalgia di Perenelle era talmente forte che Nicholas avanzò, al medico ebreo, la proposta di tornare insieme a Parigi dove avrebbero potuto continuare nella ricerca della soluzione tanto desiderata ovvero l’ottenimento della “polvere rossa di proiezione” capace di trasmutare il Piombo in Oro. L’idea fece si che si stabilisse un legame fraterno tra il Maestro e Nicholas e pur sapendo dell’esistenza di seri problemi per l’entrata i Francia il medico ebreo decise di seguirlo anche se non dominava completamente il messaggio occultato nelle figure del libro. Giunti in città il Maestro morì a causa di una malattia senza però dimenticarsi di trasferire a Flamel l’insegnamento per poter continuare a lavorare fino a quando avesse ottenuto la Pietra Filosofale.

Trascorsero altri anni, ma alla fine, nella sua prima casa di rue de Marivaux assieme a sua moglie Perenelle decriptò l’emblematico percorso del manoscritto e prodigiosamente gli fu chiaro ciò che avrebbe dovuto compiere per realizzare la prima trasmutazione. Il 17 gennaio 1382 avvenne il completamento della prima fase della trasmutazione e il 25 aprile dello stesso anno si concluse la seconda fase ottenendo oro puro. Un invisibile crogiolo si riempì della sostanza al rosso segno del cambiamento della materia in spirito eterno. Gli ultimi anni della sua vecchiaia li passò in rue Montmorency 51 pianificando le proprie opere di beneficienza e la propria lapide nel mezzo della quale, fra le molteplici immagini, era inciso un sole sovrastante una chiave ed un libro chiuso.

La lapide, per alcuni secoli, fu considerata persa finché, casualmente, fu riscoperta in un negozio di ortolano che ignaro la usava come banco da lavoro. Oggi può essere vista, appesa alla parete di una scalinata, al Museo de Cluny in Boulevard Saint Michelle a Parigi. Appena la notizia della morte di Flamel si diffuse a Parigi e in tutto il mondo molti si diedero da fare per rintracciare l'enorme quantità d'oro, ottenuta per via dei suoi poteri alchemici, occultata da qualche parte assieme alla famosa "polvere" che mutava tutte le sostanze in oro. La speranza di trovare una minuta porzione della preziosa polvere non è ancora oggi spenta.

A testimonianza dell’affermazione Vi racconto un aneddoto stupendo a cui ho partecipato.

Un giorno (del secolo scorso) mi trovavo a Parigi e per la prima volta mi recai (in sacra venerazione) in Rue Montmorency 51. Emozionato di essere di fronte alla casa dell’alchimista che per tanti momenti mi ha tenuto inchiodato a studiare documenti e libri antichi, ho constatato che il “Grande Pignon” era stato trasformato in Ristorante mantenendo però in assoluto tutta l’architettura della “maison” più antica di Parigi. Nel medesimo momento decisi che avrei dovuto cenare in quel luogo proprio per verificare la planimetria che conoscevo in quanto presente in un mio antico libro.

Quando entrai mi sembrò di essere a casa e tutto mi apparì come familiare. Mi sedetti e ordinai da mangiare. Ad un tratto chiesi del titolare che mi raggiunse ed iniziai ad interrogarlo. Conosceva Nicolas Flamel ma non tutta la storia. Passammo almeno un’oretta a chiacchierare e capii che non solo era interessato, ma che gli avevo stimolato una profonda curiosità. Alla fine gli chiesi di scendere nelle cantine per verificare una notizia che avevo letto in un altro testo su Nicolas Flamel. In fondo alla cantina, nascosta da casse di vino, un’apertura nel muro permetteva di vedere una ulteriore stanza piena di blocchi di pietra ………… erano i materiali di costruzione abbandonati sei secoli prima. Per aumentare la sua curiosità gli dissi che lì avrebbe potuto essere stato nascosto l’oro e la polvere rossa di proiezione. Il ristoratore mi promise di indagare su quello spazio di cui non sapeva nemmeno l’esistenza. La promessa che ci facemmo fu: “Se trova l’oro mi avverta e se lo tenga …. a me riservi le pergamene e un po’ della polvere rossa”. L’ultima volta il gestore del Ristorante era un altro.

Prove inconfutabili dell’esistenza di Nicolas Flamel si possono rintracciare nei fondi antichi della Biblioteca Nazionale di Francia. Svariati documenti pergamenacei confermano la sua presenza a Parigi proprio in quegli anni suggellando gli accadimenti straordinari che hanno caratterizzato la sua leggendaria vita.

Una domanda viene spontanea. “Come mai la personalità di questo scrivano medioevale esercita tanto fascino ancora dopo sei secoli dalla sua scomparsa? “

Nei secoli centinaia di uomini sono stati affascinati dall’investigare sull’indecifrabile storia che ha visto formulare le più disparate teorie fino a porlo tra i primi alchimisti che hanno saputo ottenere la Pietra Filosofale, fra i ricchissimi per tutto l’oro ottenuto con le trasmutazioni, fra i pochi possessori della vera “polvere rossa di proiezione”, fra i giganti della Grande Opera e Grande Maestro del Priorato di Sion.

Ma come già indicato la moltitudine delle persone non conoscono Flamel e il suo nome come la sua immagine non è di uso comune salvo per chi si interessa di studi ermetici. Anche i francesi e più precisamente i parigini non sanno nemmeno chi sia in alcuni casi.

La raffigurazione più diffusa è quella di un anziano barbuto con uno sguardo e un'espressione affabile, ma nel contempo enigmatica. La scoperta dell’elisir di lunga vita o, se credete, la polvere rossa di proiezione ha fatto si che la sua “esistenza” divenisse straordinaria fino ad affermare che Flamel non è mai morto e che ciclicamente si reincarna per trasferire i suoi segreti e le proprie conoscenze ai nuovi adepti adempiendo ad un compito assegnatoli da un credo antico ed eterno.

La storia dello scrivano lo descrive come ricchissimo. Era proprietario di una trentina di case tutte destinate a diventare, alla sua morte, ospizi per i poveri. Costruì ospedali, restaurò chiese e soprattutto realizzò i bassorilievi dell’ingresso della Chiesa di San Jacques la Boucherie e del Cimitero degli Innocenti. Si racconta che quest’ultimo contenga il segreto della Pietra Filosofale.

La sua ricchezza non fu mai usata per accrescere il proprio benessere personale e non cambiò la sua vita di modesto libraio e di saggio conoscitore dei segreti dell’alchimia.

La leggenda che lo circonda ancora oggi dipende molto anche dallo stato di agiatezza che ebbe in vita facendo supporre il possesso di poteri alchemici e soprattutto il possesso della misteriosa “polvere rossa”. Dopo la sua morte molti cercarono di penetrare nella casa di Rue Marivaux (dove erano avvenute le trasmutazioni) per cercare e rubare l’oro e il segreto per ottenerlo. Addirittura profanarono anche la sua tomba posta dietro l’altare della chiesa di Saint Jacques la Boucherie.

Al Cimitero degli Innocenti l’arcata del bassorilievo fu ispezionata da cima a fondo e in tutti gli angoli alla ricerca del celato messaggio per fare l’oro partendo dal piombo. Anche sulla data della morte esiste un mistero. Alcuni, infatti, affermano che morì nel 1419 all’età di 89 anni mentre altri lo danno vivente fino a 106 anni e altri ancora spergiurano che non è mai morto avendolo visto, nel corso dei secoli, diverse volte. Qualcuno avanza che egli non sia altro che Fulcanelli un altro mitico alchimista parigino del XX secolo la cui vera identità non fu mai svelata. Fulcanelli fu il mentore di Eugene Canseliet a sua volta “guida” del più grande alchimista italiano del secolo scorso: Paolo Lucarelli. Paolo è colui il quale mi ha mostrato il suo laboratorio accogliendomi fraternamente. Il suo ricordo mi è indelebile avendo scritto la prefazione al mio Dizionario di Alchimia e Chimica farmaceutica antiquaria editato nel 2000 da Edizioni Mediterranee.

Il Testamento e la tomba di Nicolas Flamel

Scritto in un codice occulto fu decifrato nel 1758. In esso sono contenuti messaggi ed indicazioni ermetiche per gli iniziati alla Grande Opera. La sua traduzione in francese appare nel libro dell’Abbé VILLAIN “Histoire critique de Nicolas Flamel et de Pernelle sa femme” Paris, Desprez, 1761. Nell’opera si trova in forma dettagliata l’elenco delle fortune di Nicolas e delle sue opere e la raccolta dei suoi scritti sulla Parigi di 500 anni fa.

L’inumazione del leggendario alchimista fu da lui stesso pianificata e avvenne in fondo alla navata di Saint Jacques la Boucherie.

La chiesa fu abbattuta durante la Rivoluzione e restò solo l’attuale Torr e con un piccolo giardino attorno. Tutte le opere d'arte furono trafugate e la tomba di Flamel, già profanata in precedenza, alla ricerca di mirabili segreti o tesori, fu distrutta ….. restò solo la lapide la cui storia ve l’ho precedentemente raccontata.

Chi volesse esercitarsi a trascrivere la scritta in gotico che appare sulla pietra funeraria può farlo con una visita al Museo de Cluny e tentare di leggere ….. per vostra comodità riporto di seguito ciò che si può rintracciare in molteplici pubblicazioni moderne su Nicolas Flamel. (Nicolas Flamel sa vie, ses fondations, ses oeuvres. Albert Poisson Chacornac. Paris.1891)

La traduzione dal francese è libera e dice:" L’illuminato Nicolas Flamel già scrivano (in Parigi) ha lasciato a beneficio di questa Chiesa (Saint Jacques la Boucherie) un lascito monetario ed alcune case da lui acquisite durante la sua vita al fine di soddisfare il suo diletto per il servizio divino e per distribuire denaro a ciascuno …….. e che tocchino ….. l’Hotel Dieu e le altre chiese e ospedali di Parigi. Siano qui pregati I defunti.

Sotto un uomo disteso (dalla cui bocca esce un cartiglio) che dice: “ Terra siamo e in essa ritorniamo”.

Fra gli innumerevoli aneddoti che si raccontano sull’immortalità di Flamel e sua moglie Perenelle forse il più intrigante è quello rintracciabile nel racconto di Paul Lucas un archeologo che nel 1719, durante un viaggio in Turchia, incontrò un filosofo che gli raccontò di possedere la Pietra Filosofale e di conseguenza l'Elisir di Lunga Vita come Flamel in Occidente. L’archeologo rimase allibito dal racconto avendo avuto dall'uomo prove certe della conoscenza non solo di Flamel ma anche della storia dell’ottenimento del “Libro di Abramo”. Il racconto del saggio fu la prima delle tante narrazioni sull’immortalità di Flamel e Perenelle che sarebbero stati avvistati poi in India.

La storia di un Libro

Ciò che accomuna molte delle storie alchemiche e dei personaggi che le hanno animate è il ritrovamento in modi oscuri ed avvincenti di pergamene, di manoscritti, di libri in luoghi altrettanto pieni di un’aura segreta.

Da brecce nei muri a piedestalli cavi a forzieri sepolti sono sorti documenti sconcertanti molte delle volte compilati in codici enigmatici come ad esempio il Codice Voynich ancora oggi non svelato.

Il libro di Flamel non fu trovato in un muro ma il suo ritrovamento e tutta la vicenda che ne seguì fino alla sua “rivelazione” rientra nella più classica delle vicende velate di cui l’Alchimia è piena. L’autore del “Libro” che fini nelle mani di Flamel può essere realmente esistito come potrebbe essere il frutto di un lavoro dello stesso Flamel. Nel medioevo “grimoire” e altre irreali storie occupavano la vita di tutti i giorni….almeno dei giorni di una certa “élite” della società.

La biblioteca di Flamel e i suoi preziosi tomi di alchimia sono sicuramente sopravvissuti al tempo passando da generazione in generazione ma sempre tra le mani di iniziati e adepti agli studi alchemici. Un antiquario parlando del destino di molti libri mi raccontò che un libro ogni settant’anni riappare nel mercato rimanendo per non molto tempo per poi tornare semi sepolto in scafali di eruditi collezionisti.

Il Sapere nascosto nelle opere più accattivanti giace nel silenzio ermetico dei “discendenti” di quel Flamel scrivano parigino. Soli i veri eredi non infrangono la catena del silenzio esibendo quei profondi legami con la Grande Opera. Molti, tormentati dall’avidità, hanno tentato di strappare certe “conoscenze” essendo incapaci di leggere tra le righe del libro della “natura”.

Empi e soffiatori di carboni hanno infranto la “casa” di Flamel senza mai giungere ad ottenere la soluzione da loro tanto bramata. Ancora la leggenda narra che il Cardinale Richelieu abbia trovato il manoscritto e che avesse ordinato di costruire per sé un laboratorio ove poter ricoverarsi per studiarlo senza mai però ottenere un risultato. La Sacra e Grande Opera non si manifesta agli ingordi o a chi la sfida senza timore.Morto il Cardinale il destino del libro originale fu ancora quello di 'scomparire'. Nel frattempo era stato riprodotto e una copia sembra che sia apparsa anche a Milano. Oggi di essa non si ha notizia e il testo che più potrebbe assomigliare al manoscritto originale “Les Figures Hieroglyphiques d’Abrahm Juif”, è conservato nella Biblioteca Nazionale di Parigi. Il trattato della Biblioteca, pur discostandosi dalla descrizione dell’originale fatta da Flamel, contiene molte immagini indecifrabili.

Il libro mantiene comunque intatta la sua aura di segretezza sebbene in molte opere sono state tentate le interpretazioni delle figure allegoriche.

Nel 1612 apparve a Parigi un libro dal titolo: ”Trois traitez de la philosophie naturelle non encore imprimez” ad opera di Pierre Arnauld sieur de la Chevallerie. Assieme erano contenuti due trattati in versione latina e francese d’Artesio e Sinesio ove era possibile riconoscere un testo in francese dal titolo: “ Les figures hierogliphiques de Nicolas Flamel ainsi qu’il les a mises en la quatrieme arche qu’ila battie au Cimitiere des Innocens a Paris entrant par la grande porte de la rue S. Denys e prenant la main droite avec l’explication d’icelles per iceluy Flame”.

Il libro è di una rarità assoluta ed è arricchito da una meravigliosa tavola ripiegata raffigurante il bassorilievo del Cimitero. Nella sua completezza l’opera si presenta come la traduzione dal latino di un testo scritto da Flamel nel 1399 e nel 1413. In esso Flamel racconta come è avvenuto il ritrovamento del trattato che capitò nelle sue mani per caso quando svolgeva l’attività di scrivano e venditore di libri.

Il misterioso e antico libro era costituito da “trois fois sept feuillets” cuciti e rilegati in una copertina di cuoio completamente incisa con lettere e simboli di cultura alchemica. Il libro, scritto da un uomo fortemente colto, illustra il processo della trasmutazione metallica senza indicare chiaramente gli ingredienti iniziali (la materia prima degli alchimisti). In realtà dona, attraverso delle immagini simboliche, solo descritte ma non riprodotte l’indirizzo da seguire per giungere al completamento dell’opera.

Il Libro delle figure geroglifiche in molti studi è postdatato di duecento anni e Claude Gagnon nel suo " “Flamel sous investigation” (Editions le Loup de Gouthiers, Quebec, 1994) ha creduto di scoprire che l’opera, pensata nel XIV secolo, sia in realtà una pubblicazione del XVII stilata da Arnauld de Cabalerie e scritto da Beroalde de Verville nel 1612 (i nomi sono degli anagrammi incompleti l'un l'altro).

Fulcanelli illustra, in suo scritto, che l’allegoria dell’eccidio degli innocenti è presente in molti miti antichi ed esprime la condensazione dello Spirito Universale, il quale forma, non appena si è materializzato, il famoso bagno degli astri, nel quale si devono bagnare il Sole e la Luna per cambiare natura e ringiovanire. L’immagine, tanto cara a Flamel, è stata usata, non per nulla, nel bassorilievo offerto da Flamel per il Cimitero degli Innocenti.

In questo turbinio di interpretazioni e di ricerche storiche su Flamel si sovrappone il “gioco degli anagrammi” dei nomi di autori, redattori, lettori e iniziati che hanno voluto usare “le figure geroglifiche” per nascondere un lavoro di allegoria alchemica del XVII secolo all’interno di una narrazione storica sulla personalità di risonanza del XIV secolo quale quella di Nicolas Flamel.

Altri studi coinvolgenti biblioteche di mezzo mondo come quella Massonica a Stoccolma e la Apostolica Vaticana hanno portato a considerazioni e scambi di vedute che chi vuole consultare può rivolgersi al sito http://www.levity.com/alchemy/a-archive_oct00.html

Indipendentemente dal fatto che sia stato Flamel a scrivere quel libro oppure no, esso rimane un baluardo per tutti gli studiosi di alchimia e le sue tavole simboliche non sono inferiori a quelle presenti nel Mutus Liber.

L’arcata del Cimitero degli Innocenti e le altre opere

Flamel e sua moglie Perenelle hanno fondato e ristrutturato quattordici ospedali, costruito tre cappelle tutte decorate in sette chiese ed effettuato riparazioni nei cimiteri della città di Parigi. Flamel fece dipingere su un’arcata del Cimitero degli Innocenti delle figure geroglifiche che hanno nel medesimo tempo un’interpretazione teologica e una filosofica secondo il magistero della Grande Opera.

Tutte le figure hanno un senso ben preciso ma anche lo stesso simbolismo dei colori ha un riscontro alchemico. Ancora questo simbolismo mi è stato da guida nella realizzazione dell’opera Imago Sapientiae.



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